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Scaricare musica e film legalmente

Scaricare musica e film legalmente

Il p2p e la condivisione online

Parliamoci chiaro: chi non ha mai usato il p2p? Chi non ha mai gioito per aver trovato via torrent quel brano sconosciuto a tutti I negozianti a cui l’avete chiesto disperatamente? Chi non ha mai visto un film in streaming dal computer? C’è da dire, però, che il reddito di scrittori, cantanti o attori dipende dalla tutela legale e morale della loro opera contro il furto, quella che oggi viene definita pirateria informatica.
Per questo motivo i governi di tutto il mondo stanno cercando di disciplinare quello che appare come un danno economico ad un intero comparto industriale.

Nel Settembre 2008 l’Italia istituisce il Comitato tecnico contro la pirateria digitale, con lo scopo di ” individuare proposte e azioni per il contrasto della pirateria”. La Francia, presa a modello per I suoi provvedimenti, ha isituito la legge conosciuta come Creation et Internet: gli Internet Provider devono monitorare gli indirizzi IP degli utenti che scaricano file illegalmente e segnalarli a un’autorità competente; dopo due avvertimenti, il provider è autorizzato a sospendere il servizio internet delll’utente. Nell’aprile 2009 viene inferto un colpo durissimo a uno dei simboli del download libero: The Pirate Bay, il sito per l’indicizzazione dei file torrent, viene condannato per violazione di copyright.
Ma quando nasce questo fenomeno? Cos’è il p2p e perchè fa così paura?

Secondo l’industria musicale, il p2p ha gravemente danneggiato gli artisti: il CNR di Pisa parla di un giro d’affari di 60 milioni di euro solo in Italia, circa iI 40% del fatturato delle case discografiche. E’ chiaro il motivo per cui le major stiano facendo pressioni per reprimere il fenomeno. Ma si possono davvero cambiare le abitudini di migliaia di utenti? Forse sarebbe più produttivo trovare modi per assecondare le esigenze e le abitudini degli utenti senza per questo rinunciare ai legittimi riconoscimenti economici per gli artisti. Esistono modi legali per avere la propria musica preferita senza dover acquistare un obsoleto, e a volte costoso, cd? Ne parliamo con Enzo Mazza, presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

Il cinema e il download illegale

La musica non è il solo contenuto di intrattenimento disponibile online: il cinema è un altro settore che sta facendo i conti con la pirateria; oltre ai classici torrent o ai sistemi p2p, ci sono diversi siti che permettono di vedere film in prima visione in streaming sul proprio computer.
Il cinema, è ormai chiaro, non può più considerare il web come una semplice vetrina per trailer e rassegne stampa, ma deve considerarlo come un nuovo canale di distribuzione, con le sue logiche e le sue opportunità. Esistono soluzioni alternative alla pirateria nel mondo del cinema? Ce ne parla Maurizio Ferrari di FilmIsNow.it, un sito che permette di scaricare film a pagamento e legalmente.

Le serie televisive e la distribuzione nel Web

Un altro contenuto che gli utenti sembrano apprezzare molto sono i programmi tv: serie americane non ancora uscite in Italia sono facilmente disponibili per il download, anche in alta definizione; spezzoni di trasmissioni televisive si trovano su youtube il giorno dopo la messa in onda. Questa sorta di collezionismo televisivo ha portato alcuni broadcasters ad agire, ognuno con più o meno apertura nei confronti della Rete: c’è chi, come Mediaset, ha fatto causa a YouTube per violazione del copyright e chi come la BBC ha realizzato un proprio player, un canale su YouTube e offre gratuitamente i propri podcast. Una strada simile, sebbene con un percorso più lento, è stata percorsa anche dalla nostra emittente pubblica, mamma RAI. Di questo parliamo con Gianluca Stazio, Marketing e Sales Manager di RaiNet:

La convergenza mediale

La digitalizzazione della cultura sta portando con sé evoluzioni incredibili nelle modalità di fruizione dei contenuti e nelle piattaforme disponibili per gli utenti. Henry Jenkins l’ha definita “cultura convergente”: uno spostamento culturale che incoraggia gli utenti ad interagire con i contenuti, a creare connessioni tra diversi prodotti ed usare le tecnologie come strumenti per sperimentare diverse esperienze mediali. Di questo ci parla Evita Barra, Marketing Manager di Microsoft Italia.

Creative Commons e l’economia del dono

Una tale dinamica nella circolazione dei contenuti rende davvero difficile mantenere un equilibrio tra tutela del copyright e accessibilità ai prodotti culturali. Per questo motivo nel 2001 in America è nata l’organizzazione no profit Crative Commons: fondata da Lawrnce Lessig, docente di Giurusprudenza a Standford., nel 2002 l’organizzazione pubblica il set di 6 licenze che costituiscono il cuore del creative commons, successivamente tradotte e adattate agli ordinamenti delle altre nazioni.

Queste licenze intervengono sul concetto di diritto esclusivo e riservato: se con la legge sul diritto d’autore qualunque uso dell’opera deve essere autorizzato da chi ne detiene i diritti, con le creative commons le opere sono pubblicate specificando il grado di libertà nella riproduzione e nell’utilizzo da parte di terzi: pubblicare, distribuire, persino modificare il prodotto originario.sono operazioni concesse a seconda del tipo di licenza associata. Nate in riferimento al software, le licenze creative commons trovano diversi ostacoli nella loro applicazione su larga scala. Ce ne parla Cory Doctorow, Internet guru e attivista Creative Commons.

Se il movimento creative commons sogna un mondo i

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