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Rubare l’identità di una persona

Rubare l’identità di una persona

Cos’è il furto d’identità

Essere accusati di aver compiuto azioni criminali di cui non siamo colpevoli. Ricevere un conto astronomico dalla banca, quando non abbiamo mai speso quel denaro. Fornire dati sensibili pensando che sia il nostro istituto di credito a chiederli. E’ il furto di identità, uno dei reati con il maggiore tasso di crescita. In Italia, nel 2006, sono stati contati oltre 17mila tentativi di frode creditizia, il 55% in più rispetto al 2005. In pratica, un consumatore su 4 è vittima di furto d’identità… Ma cosa si intende per furto di identità e qual è la sua storia?

I cracker quindi sono le persone che materialmente sono in grado di sferrare un attacco contro la nostra identità. Il più diffuso è il phishing, la “pesca” di informazioni attraverso tecniche di ingegneria sociale. Cos’è esattamente il phishing e chi c’è dietro? Sono davvero ragazzini alla ricerca di un po’ di soldi facili, o c’è dell’altro? Ne parliamo con Raoul Chiesa, un ethical hacker tra i più famosi al mondo.

La tecnologia dell’inganno

Aziende con fatturati astronomici, prestanome e riciclaggio di denaro. E ancora: bot net, denial of service per ricattare le aziende, p2p che copiano dati riservati sui computer degli utenti. Cosa si può fare per arginare il fenomeno? Ce lo dice Alessandro Rossetti, membro dell’International Information System of Forensics Associations.
Come è facile immaginare, però, la tecnologia è più veloce della legge e il phishing sta già subendo diverse evoluzioni. Il vishing per esempio, l’unione di phinshing e voice over IP. O i social network, miniere di informazioni preziose per eventuali criminali. Raoul Chiesa ci spiega di cosa si tratta e come funziona un attacco di phishing.

Le organizzazioni dietro il phishing

I social network sono un bersaglio molto interessante per i criminali; criminali alle cui spalle c’è un’organizzazione estremamente articolata. L’idea romantica del cracker solitario sembra ormai tramontata, a favore di una catena di figure chiave, ognuna con il suo ruolo. Ne parla Alessandro Rossetti.
E’ certamente una catena complessa, ma gli strumenti per farne parte sono a disposizione di tutti: ovviamente online.

Cloud Computing

A mano a mano che le nostre attività online si fanno più intense, la nostra identità è sempre più esposta. Anche perché spesso questa non dipende che da un semplice log in: uno user name e una password, saputi i quali chiunque può disporre di noi come desidera. Ci accingiamo, infine, ad entrare nell’era del cloud computing, un nuovo paradigma in cui l’utente finale non lavora su dati e software in locale sul suo computer, ma su dati e applicazioni online, archiviati su server gestiti dagli operatori di rete. Il cloud computing è la promessa del futuro, ma pone anche alcune domande circa la sicurezza. Come essere certi che nessuno avrà accesso ai nostri documenti? Ne parliamo con Carlo Marchini, responsabile della divisione Enterprise di Google Italia.
Dunque il cloud computing è il futuro, e questo è innegabile, anche perché i vantaggi che porta sono certamente consistenti: aggiornamento automatico dei software; interoperabilità; disponibilità continua dei dati a prescindere dal terminale che si usa. Ma come essere sicuri? Esistono delle soluzioni che aiutano a mettere in sicurezza i nostri dati sensibili. Una di questa è l’uso di password manager.
Abbiamo visto come funziona il furto di identità e quali sono le tecniche utilizzate dai criminali, vere e proprie organizzazioni transanazionali.

Abbiamo anche visto come proteggere le proprie informazioni, in primis dati di log in e dati bancari, attraverso l’uso di password manager. Un’altra precauzione da prendere è certamente quella di prestare la massima attenzione all’installazione di software e plug in che non conosciamo: potrebbero nascondere dei malware che infettano il nostro computer. Ma la precauzione migliore è senza dubbio il buon senso: difficilmente un’azienda a cui non abbiamo mai mandato un curriculum ci proporrà un lavoro che prevede un impegno minimo in cambio di uno stipendio da 1000 euro al mese! E difficilmente un re africano che deve fuggire con una valigia piena di denaro sceglierà proprio noi per custodire l’intera somma, offrendoci per di più un ricco compenso per il disturbo!

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